Cianotipia

La cianotipia è un metodo di stampa fotografica molto antico, caratterizzato dal tipico colore blu di Prussia (dal greco antico kyanos, “blu”). Fu lo scienziato inglese Sir John Herschel a inventare questo procedimento nel 1842, a pochi anni di distanza dalla nascita della fotografia ad opera di William Fox Talbot in Gran Bretagna e di Louis Daguerre in Francia.

Nelle voci del menu puoi trovare alcune opere prodotte da diverse fotografie scattate avendo come riferimento differenti soggetti  e diverse tecniche di ripresa. Purtroppo sono solo immagini ottenute con lo scanner dalle relative stampe. Quest’ultime realizzate sulle carte appositamente realizzate per stampe fotografiche al platino-palladio o cianotipi, sono decisamente più belle. 

Il processo messo a punto da Herschel si basa su sali di ferro, precisamente il ferricianuro di potassio e il citrato ferrico ammoniacale. Questi due sali, se mescolati, sono molto sensibili e reagiscono quando esposti alla luce solare (UV). Come fonte di luce UV utilizzo il sole o, talvolta, un bromografo autocostruito a LED.

immagine bromografo a LED

Si tratta di una tecnica di stampa a contatto che richiede un negativo delle stesse dimensioni dell’immagine finale. Il composto deve essere steso su un supporto con un pennello. Per le mie stampe, utilizzo come supporto la carta Rosaspina della Fabriano,  oppure la più pregiata Arches Platine della Arches, ideale per la conservazione delle opere fotografiche, in particolare dei cianotipi. Si tratta di carte senza acidi con una grammatura di circa 300 g/mq. Ogni immagine prodotta è unica, perché legata alla stesura del composto sulla carta, con tutte le imprecisioni e le diverse pennellate. Il risultato è gradevole e, se il negativo è curato, anche di notevole precisione.